Ebbene sì, ammetto che Aldo (ormai posso chiamarlo così, per antica conoscenza letteraria: credo di aver letto tutto o quasi ciò che ha scritto) anche stavolta è riuscito a sorprendermi; a dirla tutta, a spiazzarmi.
Io che mi glorio di "scoprire" anticipatamente le trame di libri e film "gialli" (sì, lo so, no è la definizione corretta ma faccio prima), stavolta ho capito a pagina 278, a sole 50 dalla fine.
Non dirò molto, sulla trama, per non far perdere il piacere della lettura e della scoperta.
Mi soffermo solo sulla capacità di descrivere una malattia, il cancro, tracciandone esattamente tutti i sentimenti, dalla parte di chi è malato e dalla parte di chi assiste, nella loro spietatezza e contraddittorietà.
Confesso che, per questo, la mia lettura si è arrestata per qualche tempo: non riuscivo ad andare avanti, ero troppo dentro a quelle descrizioni (chi, alla nostra età, non ne ha avuto mai esperienza, ahimè?).
Ma poi Aldo mi ha convinta - come sempre - con la promessa di una catarsi e sono andata avanti. Ci scherza su, nel libro, prendendosi gioco del lettore, quando scrive "Come un lettore, che vede diventare sempre più sottile la parte destra del libro e sente che non c'è più spazio per sperare in un lieto fine, Renzo avrebbe voluto ricominciare da capo: rileggere le parti che aveva passato un po' velocemente, con distrazione, ripercorrere quei capitoli che in un primo tempo aveva forse trovato dolorosi o difficili. Anche se aveva aspettato con ansia quel momento, soprattutto negli ultimi giorni, ora non voleva più: non voleva girare l'ultima pagina".
Ecco, Renzo qui è proprio l'altro ego del lettore.
Il mio consiglio, dunque: non fermatevi, sarete ripagati. E, soprattutto, leggete con attenzione e non con distrazione, non passate attraverso le parti del libro un po' velocemente, magari capirete prima di arrivare a pagina 278 e avrete voglia di girare l'ultima pagina.
domenica 3 agosto 2014
Bambini prodigio.
Racconto di una giovane Irene, che è già dentro alla sua scrittura matura.
Si gioca tutto sulle capacità evocativo-descrittive e di introspezione psicologica. Vediamo i luoghi che descrive - lo squallido ma vivo porto cittadino come la sorprendente natura della campagna russa, secondo la visione arcadica che l'autrice ha della natura in generale - e sentiamo ciò che prova Ismaele, e ravvisiamo in lui tanti altri giovani "geni" che abbiamo incontrato e che si sono persi nelle vie contorte o semplicemente complicate che la vita fa imboccare. Vittime, per lo più, degli altri più che di se stessi.
Ismaele non fa eccezione, e di tutti è lui che amiamo, alla fine, l'unico personaggio al cospetto del quale gli altri impallidiscono come figurine, lui che alla fine decide con coraggio e con l'irruenza di una vita ancora immatura.
Prefigura la scelta dell'autrice di non fuggire, come le viene proposto, alla vigilia della sua deportazione: "Non mi esilierò due volte", dirà, andando incontro, ahimè, all'esilio finale e senza ritorno.
Purtroppo per lei e per noi, che abbiamo perso la sua bella scrittura. E chissà, pensiamo allo stesso modo, cosa ne sarebbe stato del giovane Ismaele e dei suoi frutti futuri che mai vedranno la luce.
Si gioca tutto sulle capacità evocativo-descrittive e di introspezione psicologica. Vediamo i luoghi che descrive - lo squallido ma vivo porto cittadino come la sorprendente natura della campagna russa, secondo la visione arcadica che l'autrice ha della natura in generale - e sentiamo ciò che prova Ismaele, e ravvisiamo in lui tanti altri giovani "geni" che abbiamo incontrato e che si sono persi nelle vie contorte o semplicemente complicate che la vita fa imboccare. Vittime, per lo più, degli altri più che di se stessi.
Ismaele non fa eccezione, e di tutti è lui che amiamo, alla fine, l'unico personaggio al cospetto del quale gli altri impallidiscono come figurine, lui che alla fine decide con coraggio e con l'irruenza di una vita ancora immatura.
Prefigura la scelta dell'autrice di non fuggire, come le viene proposto, alla vigilia della sua deportazione: "Non mi esilierò due volte", dirà, andando incontro, ahimè, all'esilio finale e senza ritorno.
Purtroppo per lei e per noi, che abbiamo perso la sua bella scrittura. E chissà, pensiamo allo stesso modo, cosa ne sarebbe stato del giovane Ismaele e dei suoi frutti futuri che mai vedranno la luce.
Doppelgänger.
Acquistato per caso, o meglio, per innamoramento immediato, che per i libri non delude mai. Una scrittrice che è una scoperta, nata dal cinema e donata alla letteratura; una scrittura in doppio registro che evoca, narra, suggerisce, conduce verso delle scoperte che supponiamo già ma delle quali non abbiamo certezza, non finché una della due voci narranti ce ne dia conferma. Oscilliamo nel racconto, anche noi tra innocenza e colpevolezza, quanto meno morale, ma l'umanità che la protagonista cela anche a se stessa ci fa pensare che possano esserci, quantomeno, delle attenuanti generiche, nel senso di genere. Un genere femminile a cui si negano delle prerogative che si è disposti a concedere a quello maschile.
Davvero molto bello, spiazzante, toccante.
Davvero molto bello, spiazzante, toccante.
martedì 15 ottobre 2013
Mense e ricordi
Stasera mio padre era in vena di chiacchiere.
Invece del solito minuto e mezzo di ordinanza, parlando del tempo, stavolta la telefonata si è protratta ai cinque minuti: come stai, com'è andato il concerto a Torino, ma che, avete cantato canti funebri? No, papà, canti religiosi (mica gli posso dire sacri, che differenza fa?). Eh, e i canti religiosi tutti funebri sono, delle lagne, e se la ride. Penso da quali mai cromosomi siamo saltati fuori, io e i miei fratelli, dato che almeno per il cinquanta per cento sono suoi. E rido anch'io, perché lui fa apposta.
Da quando sono dirigente scolastico - anzi, scolastica, perché ho deciso, da che è diventato oggetto di messa all'indice, che sono femminista - ma meglio preside, va', che è più intimo, mi parla di scuola da vero esperto, che io in confronto a lui non so niente. Almeno, così riesce a dare a intendere.
E i libri, i libri di testo, come sei messa? ti sei attrezzata con i libri al computer? No, papà, non tutte le famiglie se lo possono permettere. Perché, sai - continua, imperterrito e atavicamente sordo interiore - mica tutte le famiglie se lo possono permettere. E poi, la mensa, come sei messa con la mensa? Certi Comuni non fanno mangiare i bambini, ma ti pare?, non è giusto umiliare un bambino, che vede gli altri mangiare e lui no, se lo ricorderà per sempre, sono cose che restano. Io, quando ero piccolo, in mensa un cretino mi ha preso per le orecchie e mi ha messo in castigo, perché avevo preso il posto migliore davanti al cesto della frutta e avevo in mano una grossa arancia. Che vuoi, al massimo mangiavamo pane e ceci. Papà, ma quanti anni avevi? Mah, sei mi pare. Questo cretino, E io che stupidamente sono rimasto in castigo tutto il tempo. Certo, penso, un bambino umiliato, a sei anni, cosa vuoi che faccia? Mi ha lasciato là tutto il tempo, 'sto cretino. E io me lo ricordo ancora. Non si umilia un bambino. Non ricordo niente di quando ero piccolo, eppure questo me lo ricordo bene.
Ciao, va', ciao, buona notte.
Ciao papà, adesso me lo ricorderò anch'io.
E abbiamo chiuso.
venerdì 11 ottobre 2013
Incontri
Non so se tutta l'ombra attraversata
sia stata per permettere gli incontri
- se così fosse, comunque dolorosa.
Non so se sia un risarcimento
qualcuno - il fato o Dio, per chi ci crede -
si è accorto di un errore nel conteggio.
Non pago dei numeri, un angelo del cielo
- o folletto dei boschi, per chi ci crede -
ci ha trovati che brancolavamo.
Noi due, numeri nel conteggio,
certo ne abbiamo fatto di percorso
nemmeno un tomo lo contiene intero.
Non so se l'incontro sia tappa o meta,
se sia regalo o spina, forte o piano
e, comunque, intanto che ti guardo, vivo.
sia stata per permettere gli incontri
- se così fosse, comunque dolorosa.
Non so se sia un risarcimento
qualcuno - il fato o Dio, per chi ci crede -
si è accorto di un errore nel conteggio.
Non pago dei numeri, un angelo del cielo
- o folletto dei boschi, per chi ci crede -
ci ha trovati che brancolavamo.
Non per pietà ma amore di giustizia
pensò bene di cavarci dall'impiccio
incrociando le strade come nastri.
Noi due, numeri nel conteggio,
certo ne abbiamo fatto di percorso
nemmeno un tomo lo contiene intero.
Non so se l'incontro sia tappa o meta,
se sia regalo o spina, forte o piano
e, comunque, intanto che ti guardo, vivo.
| Berlino, agosto 2013 |
martedì 8 ottobre 2013
Nemesi (omaggio a Philip Roth)
un pacco con destinatario sconosciuto
eternamente rispedito al mittente.
Essere, per la precisione
oro, ma il suono è di moneta falsa.
Di troppa felicità non si riesce a vivere.
"Hai bisogno di maggior precisione",
tra il nulla e il troppo vince il nulla,
come sempre e dappertutto, d'altronde.
La nemesi è il passato che torna,
smettere di aspettarlo è questione di sopravvivenza
ammesso che serva, sopravvivere.
Essere, per la precisione, stanchi
pensare troppo non serve, ora sono stanca, davvero
domani è un altro giorno, ci penserò domani.
E, per la precisione, domani arriva
e non sarà diverso da ieri, ier l'altro e il giorno prima:
il viaggio continua, anche senza timbro postale,
non c'è più spazio ormai, ognuno ha la sua nemesi
il suo eterno ritorno, il suo tras-loco, la sua ruota da criceto,
il suo sonno senza sogni, senza incubi, senza. E buona notte.
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| Alfred Rethel, Nemesi, 1837 |
mercoledì 21 agosto 2013
Cacciatore di farfalle (about a cardiologist).
- no, non questo
ma aggeggi che non comprendo -
farfalle rosse esplodono
in cuori spaventati.
Lungo istanti brevi, eterni
sei - tu piccolo e giocoso
con un'armatura di piombo a farti scudo -
terribile e misericordioso.
Poi tutto torna, tace
e non riesco a immaginare
il tuo tremare o il loro.
Istanti di vita persi
vagano - i tuoi e i loro -
in un'eternità resa sterile
ma non di eventi.
Farfalle rosse volano
in ramificazioni
di nuovo rinnovate.
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